IL MISTERIOSO MESSAGGIO DELLA CATTEDRALE DI ACERENZA

IL MISTERIOSO MESSAGGIO DELLA CATTEDRALE DI ACERENZA

coat of arms acerenza

Una antica Cattedrale Normanna nel cuore della Lucania, i suoi simboli sfuggiti alle analisi degli storici, un messaggio trasmesso sotto forma di codice contenuto nella pietra e destinato a "chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere". Forse un segreto, importante: ma di cosa si tratta?

- Gianni Glinni

La Cattedrale dimenticata

In Italia ogni vicenda del passato ha lasciato il suo segno concreto, un testimone materiale: puo'essere un santuario all'incrocio di due sentieri o una moneta annerita, una collana di ambra rinvenuta arando un campo o una Cattedrale in un luogo dimenticato dal tempo.

La Conoscenza che produsse questi testimoni appare il piu' delle volte nascosta, stratificata , trasformata nel corso delle epoche che si sono succedute. Ma tutto è ancora presente: bisogna solo saper vedere ed interpretare.

Acerenza, Lucania, Italia del Sud. E' un paese di poche anime, su una rocca che domina lo sconfinato paesaggio del Tavoliere delle Puglie. Alle sue spalle la Lucania, con le sue montagne, i boschi intricati, le fiumare irruente. Ci si arriva seguendo una strada tortuosa e sconnessa, un viaggio verso un luogo sospeso nel tempo dove tutto sembra fermarsi. In cielo coppie di falchi controllano con un ampi volteggi ogni cosa in movimento. Poi il paese medievale. Strade strette, case antiche, palazzi signorili vuoti e decadenti che ostentano ancora con orgoglio stemmi familiari. Ed infine la Cattedrale, imponente per questo piccolo borgo medievale, quasi estranea, come atterrata qui chi sa da dove.

ambra del baltico metaponto

La troup televisiva con la quale sono arrivato conosce il posto perché è gia stata qui con l'indiscrezione delle sue telecamere. Il silenzio che circonda la Cattedrale con la sua geometria essenziale rende il luogo austero, severo a tal punto da temerlo. Tutto è pronto: l'anziano parroco della Cattedrale è davanti alla telecamera con i microfoni applicati sulla sua veste nera. La giornata è bella. Un sole tiepido irradia la facciata dell'edificio medievale animando i bassorilievi dell'archivolto d'ingresso e creando dei chiaro scuri che rendono le sculture di due mostri, posti ai lati dell'ingresso principale ed intenti a possedere due donne, particolarmente inquietanti. Il ciak e poi il colpo di scena: il parroco ci ha ripensato e non rilascia nessuna intervista. Il cameraman ed il tecnico del suono continuano le riprese mentre Fabio Tamburini, il regista, non riesce a nascondere la meraviglia. "Siamo qui per Lei, per sapere delle luci!". il Parroco, ottanta anni forse di piu', lo guarda abbozzando un sorriso "No, No, non rilascio interviste". Un colpo di vento fa fluttuare la sua veste nera trasformandolo in personaggio quasi mitologico "Ma perché!?"

ambra del baltico metaponto 2

Fabio cerca di usare tutta la sua forza di persuasione, ma il parroco non cede. "Se non puo'parlare Lei, forse puo'farlo il suo assistente" Le parole dell'avvocato, il vero ideatore di questa avventurosa ricerca, lasciano l'anziano parroco perplesso per qualche istante "Va bene, lui puo'rispondere alle vostre domande". Ci fu un sospiro di sollievo: l'intervista poteva continuare, e ne valeva la pena. La scena viene spostata all'interno, nella Cattedrale, di fronte al presbiterio. Affianco, sul lato destro si intravedono due finestre "Alcuni ricercatori, qualche anno fa, si accorsero che una finestra è piu' alta di tutte le altre. Il 25 maggio è il giorno di festa ad Acerenza, perché è il giorno in cui si commemora la traslazione del corpo di San Canio, patrono del paese. Il 25 di Maggio due fasci di luce che entrano dalla finestra piu' alta e da quella piu' bassa a fianco, si incontrano in un preciso punto del Presbiterio, quasi a voler indicare qualcosa di importante".

Una descrizione precisa che non lascia adito a dubbi: chi costruì la Cattedrale nel cuore di quel buio medioevo del 1080, sapeva cio'che faceva. Sapere come focalizzare le luci in maniera così precisa a quel tempo, voleva dire solo una cosa: essere in possesso della Conoscenza. Era un'epoca nella quale non esistevano scuole o università, per cui chi costruì la Cattedrale proveniva da una scuola Benedettina, l'unica nell'Europa di quel tempo a preservare tale Conoscenza, ed in piu' doveva essere un Costruttore di Cattedrali.

Arnaldo il Costruttore

Il costruttore ha un nome: Arnaldo da Cluny. Arnaldo era Acivescovo di Acerenza fin dal 1063 e faceva parte di un gruppo di monaci scesi nel 1061 dalla Normadia assieme ad un noto costruttore di cattedrali: Roberto di Grantmesnil. Animi irrequieti come i loro fratelli cavalieri, erano tutti Normanni. I luoghi di provenienza erano i monasteri di Cluny e di Saint Evroult sur L'Oche. Li chiamavano "Normanni vestiti da Monaci" a voler indicare il loro carattere irruento e guerresco. Educati fin da bambini ad essere cavalieri e a combattere, venivano poi avviati dalle famiglie nei monasteri Benedettini per una carriera di Abate. All'epoca della quale parliamo, siamo attorno al 1060, essere Abate o Vescovo equivaleva ad essere principe. Quindi la loro fede si confondeva spesso con una ambizione al potere da raggiungere con le armi o con la religione.

Arnaldo per costruire la sua Cattedrale avrebbe potuto avvalersi della "Confraternita dei Figli di Salomone", o dei "Mastri Comacini". Ma è improbabile che l'abbia fatto perché un Abate Benedettino Normanno aveva l'obbligo di disegnare la pianta della sua Chiesa usando la "Regola della Tradizione", la Conoscenza appresa nella sua scuola benedettina.

Bisognava dunque capire qualcosa di piu' di questa Cattedrale. Le ricerche svolte sugli scritti degli storici dell'arte che hanno studiato questo edificio, studiosi come il Lenormant, lo Schultz, il Berteaux, Bordenache, Houbert Huben, hanno lasciato piu' domande che risposte. Possibile che qualcosa di importante sia sfuggita a tutte le indagini?

Secondo la nostra ipotesi Arnaldo che era un Costruttore di Cattedrali e ne disegno'pianta e simboli. Se questo è vero, la Cattedrale deve essere pervasa da un simbolismo magico-religioso con un preciso significato. Il simbolismo magico interessava particolarmente la religione dei normanni, ossia di ex Vichinghi influenzati dal monachesimo Irlandese che conservava echi di druidismo. Ma c'è di piu': le cattedrali erano considerate dai Costruttori come "Meccanismi" per il contatto con il Divino. I luoghi prescelti per costruirle e le geometrie non potevano essere casuali: il luogo doveva possedere una particolare "Energia Tellurica" e la geometria doveva produrre particolari vibrazioni in risonanza con questa energia. Bisognava insomma creare uno spazio al confine con Dio e questa era l'essenza della "Geometria Sacra". Avremmo trovato tutto questo ad Acerenza?

Una considerazione ci lasciava fiduciosi: la costruzione della Cattedrale di Acerenza richiese un considerevole impegno economico ai Normanni proprio nel periodo nel quale Roberto il Guiscardo, il normanno Duca di Puglia e Calabria, si stava lanciando con suo figlio Boemondo nell'avventura piu' ambiziosa della sua vita: la conquista dell'Impero di Bisanzio. La Cattedrale di Acerenza dunque doveva rappresentare qualcosa di veramente importante.

Strani Simboli

Cominciammo subito dai simboli: erano stati interpretati? Che cosa significano? Cercammo una risposta consultando gli studi esistenti. In essi gli studiosi avevano cercato analogie con i simboli presenti in altre cattedrali, per arrivare sempre ad ammettere che i bassorilievi dell'archivolto di Acerenza sono originali ed inconsueti. Il significato che gli studi ufficiali hanno loro attribuito è quello di un monito moralista: lasciate fuori il peccato perché entrate nel regno di Dio. Un unico e quanto mai singolare parallelo stilistico è stato notato tra le figure dei bassorilievi presenti sull'archivolto d'ingresso e le miniature del Salterio di Saint Albans, in Inghilterra. Ma perché imprimere nella pietra un monito moralista in modo così criptico? La nostra sensazione era invece che la simbologia raffigurasse qualcosa di preciso, forse un racconto.

 Il modo sembra quello tipico della iconografia celtica che si riferisce al mito di Bran il Beato: un tralcio vegetale fuoriesce dalla bocca di Bran e forma degli intrecci all'interno dei quali prendono posto personaggi mitologici con precisi significati simbolici. Alcune immagini sono decisamente erotiche, come quella di un uomo che afferra la caviglia di una donna nuda mentre si arrampica su questo groviglio di tralci, o quella di una leggiadra ballerina che danza avvolta da veli. Sono immagini lontane dalla morale cattolica. Ancora piu' sorprendente è la scena di una vendemmia che si sviluppa tra tralci di vite, al centro della quale c'è una donna nuda e forse incinta che raccoglie grappoli d'uva. La donna viene beccata sulla vagina da un Pavone. Anche i due mostri posti ai due lati dell'ingresso della Cattedrale, intenti a possedere due donne, sono molto affini ai Gargoyls che verranno usati nelle Cattedrali Gotiche del Nord Europa. Tutto insomma ci faceva pensare di trovarci di fronte a messaggi provenienti dal mondo celtico. Possibile che Arnaldo il Costruttore provenisse da una scuola monastico-druidica Irlandese?

Una curiosa scoperta ci convinse che una relazione molto antica è esistita tra Acerenza ed il mondo celtico: il Patrono San Canio. Il nome è Canione e deriva dal Gaelico Cannion che significa "Sorvegliante Magnifico". Secondo la leggenda arrivo'su una imbarcazione con altri undici confratelli attorno al 450dc e questo è proprio il modo nel quale andavano in missione i monaci Irlandesi a quel tempo. Ancora oggi si venera il bastone di San Canio, un bastone magico che sembra possedere vita propria, magico esattamente come lo era quello che usavano i druidi per i loro riti. Il nome Cannion era un nome rituale che veniva dato al sorvegliante di qualcosa di importante. Ma ancora piu' sorprendente è che il suo corpo fu ritrovato da Arnaldo, mentre costruiva la Cattedrale. Un'altra conferma della relazione con il mondo celtico la avemmo dal nome del fiume che scorre sotto Acerenza: Bradano deriva da Bradan che in gaelico antico significa pesce.

Ma c'è dell'altro: la piazza di fronte la Cattedrale si chiama piazza Glinni, dal nome di una famiglia Gaelica irladese che si stabilì misteriosamente ad Acerenza. In Gaelico Glinni significa valle chiara ossia Chiaravalle. Infine a pochi chilometri dal paese, lungo una via antica chiamata via Erculea, esiste una collina chiamata "il Tumulo". E' una collina artificiale a forma conica costruita in tempi remoti, straordinariamente simile ai tumuli celtici che si trovano in Francia, in Irlanda e nella Conovaglia. Si dice che sia una tomba, ma nessuno sa con esattezza di chi.

La incredibile Geometria Sacra

Per avvalorare la nostra ipotesi su Arnaldo era pero'necessario verificare una cosa fondamentale: se fu lui a disegnare la pianta della Cattedrale secondo la Consuetudine della Tradizione, doveva essersi avvalso della geometria sacra. Era stata mai rintracciata tale geometria ad Acerenza? Dagli studi consultati non emerse niente e questo poteva significare due cose: o che non esisteva nessuna geometria sacra nella Cattedrale di Acerenza o che nessuno aveva pensato di cercarla.

Tale geometria sarebbe stata la prova della nostra ipotesi su Arnaldo.

Non senza scetticismo iniziammo a studiare la pianta della Cattedrale. La pianta riconduce ad uno stile Anglo-Normanno: si sviluppa su tre navate, ha un transetto apparentemente sproporzionato perché molto stretto sotto un profilo architettonico, ed un deambulatorio attorno alla zona dell'abside e del presbiterio lungo il quale si aprono tre cappelle radiali. Ci sono solo tre esempi di chiese con questo stile in Italia: una ad Aversa, una è la incompiuta di Venosa, poi Acerenza, tutte e tre in quello che fu il regno dei Normanni nel Sud Italia. Le ritroviamo invece diffuse in Francia, in Normandia, in Portogallo e in Inghilterra.

Fin dalle prime valutazioni geometriche, notammo l'esistenza di una proporzione ricorrente: 1,618, il numero aureo! Gli studi furono intensificati avvalendoci dell'aiuto di una ricercatrice dell'Università di Architettura di Nanchino: una scelta non casuale perché volevamo uno studio obiettivo. La maggior parte degli studi di questo genere sono infatti molto criticati, perché spesso arrivano in maniera forzata a dimostrare l'esistenza di tali geometrie. E' come dire che volendolo, potremmo trovare la geometria sacra anche nel nostro bagno.

Ma l'esito fu sconcertante: le ricerche condotte separatamente da me e dall'architetto Yang Hui convergevano. Nella Cattedrale di Acerenza non solo è stata usata la geometria aurea, ma tutta la cattedrale, ogni sua singola dimensione, segue la proporzione aurea in un modo così preciso da non lasciare nessun dubbio. Ma non è finita: la proporzione aurea è stata applicata seguendo una regola di disegno che è geniale, con una consequenzialità geometrica che a cascata conduce al dimensionamento delle navate, del transetto, dell'abside, a localizzare le cappelle radiali e perfino le torrette laterali adiacenti l'abside. Quadrati che generano cerchi che generano triangoli equilateri hanno preso forma sotto i nostri occhi, fino ad arrivare a pentagoni ed eptagoni. Tutto, dagli ingressi nella Cattedrale ai punti di luce delle finestre, segue una precisa proporzione riferita al numero aureo.

I fasci di luce che convergono in un punto del presbiterio il 25 di Maggio descritti con precisione dal parroco, sono una parte di questo disegno geniale, che suppone approfondite conoscenze di ottica e di astronomia, oltre che di geometria sacra.

Arnaldo dunque, Costruttore di Cattedrali, era un geniale esperto di geometria sacra ed un erudito nelle discipline definite come " La Tradizione", una Conoscenza Segreta proveniente dal passato e salvata dai monaci Irlandesi Benedettini. Scoprimmo inoltre che Arnaldo ebbe una funzione politica importantissima, infatti fu il grande mediatore tra i Papi, da NiccoloII ad Urbano II il papa delle prima Crociata, e Roberto il Guiscardo e suo figlio Boemondo. Agì per lo piu' stando nell'ombra, curando gli interessi dei normanni. La sua influenza sulle vicende storiche di quel tempo è forse ancora tutta da capire.

La geometria di Acerenza è sfuggita all'osservazione per oltre 900 anni e riemerge solo ora, con un significato forse perduto ma ancora esistente perché scritto nelle proporzioni della Cattedrale. Ad Acerenza dunque nulla è casuale. Gli spazi hanno dimensioni sacre, forse pensate per amplificare le energie telluriche, mentre i simboli parlano solo a chi li sa interpretare. Questo era il senso del simbolismo nel medio evo: una semplice decorazione per gli ingenui, un messaggio per gli iniziati. Ma di che tipo di messaggio si tratta? Forse di un segreto? In realtà un mistero qui esiste, c'è qualcosa nascosta nei sotterranei sotto il presbiterio. Una indagine fatta con il metal detector tempo fa individuo'del metallo ad alta densità, forse piombo, dietro la cripta. Si dice che sia il contenitore del corpo di San Canione: ma ha senso tenere nascosto il corpo di un Santo?

Il fiume sotterraneo

Resta un'altro aspetto da considerare: è possibile che Acerenza sia un luogo nodale in quella rete energetica che in passato veniva chiamata "Energia Tellurica", la Wuivre Celtica? Si trattava di luoghi posti all'incrocio di due o piu' linee di una energia che si riteneva provenisse dalle viscere della terra, dalla Dea Madre che avvolgeva la terra come una rete. Nella iconografia celtica l'energia tellurica era rappresentata dalla Wuivre, due serpi intrecciati tra di loro in modo da formare un nodo continuo. La wuivre era anche il corso d'acqua che passava sotto i luoghi sacri e che nella iconografia cristiana fu trasformata nell'immagine del drago. Questi luoghi erano porte di comunicazione con la divinità che si manifestava con sorgenti sacre. Si pensava che l'energia del luogo possedesse effetti curativi per cui erano luoghi di pellegrinaggio rituale. I templi e le costruzioni sacre avevano la funzione di amplificare questa energia e di creare il collegamento con l'energia cosmica. Sono famosi Avebury, Stonehenge e Glastombury in Inghilterra, Chartres nella foresta dei Carnuti in Francia. Il nome di Acerenza viene da Akere o anche akeron, il fiume sotterrano che nella mitologia separa i vivi dai morti. Se Acerenza era un luogo di energia tellurica, doveva esistere anche una preesistenza, doveva cioè essere sacro prima del cristianesimo. Ed infatti era proprio così: esisteva qui un tempio importante, dedicato ad Ercole Terapeuta ed ancora prima ad Eracle o forse ad Era. In questo luogo si veniva in pellegrinaggio per guarire, seguendo la via Erculea.

Tracce del Tempio

Le telecamere puntate sui bassorilievi dell'archivolto di ingresso memorizzano le immagini di simboli provenienti dal lontano passato, da un medioevo che sta cercando di trasmetterci il messaggio di una Conoscenza dimenticata, un messaggio scritto con la pietra. Restano davanti a noi due immagini. La misteriosa donna che raccoglie l'uva mentre il pavone la becca sulla vagina: l'uva è simbolo del sangue di Gesu', il pavone è simbolo di rinascita. Perché hanno cancellato solo il volto di questa donna fra i tanti personaggi presenti sul bassorilievo? Di fronte a lei, sull'altro stipite dell'archivolto, c'è un nodo celtico. Il nodo celtico è il simbolo della continuità dell'esistenza. Ma questo nodo celtico si interrompe in piu' punti formando una catena asimmetrica di nodi celtici. E' difficile da realizzare, richiede maestria ed ha seguito sicuramente un disegno premeditato. Possibile che sia un codice a nodi?

Infine la geometria, il suo cuore, il quadrato della crociera dal quale si sviluppa la geometria sacra dell'intero edificio. Misura 20 x 20 cubiti reali egizi e si moltiplica per tre generando un rettangolo di 20 x 60 cubiti, esattamente la dimensione dal Sancta Sanctorum del Tempio si Salomone.

Cosa si nasconde ad Acerenza?

Il documentario "Nel Nome dei Templari" è stato prodotto da Rete4 in Corti di Cronaca, andato in onda il 17 Marzo 2007. Regia di Fabio Tamburini. Alle ricerche hanno partecipato, oltre che l'autore dell'articolo Gianni Glinni ed il regista, l'avvocato Raffaello Glinni, il giornalista Marco Marini, Guglielmo Giovannelli Marconi, Yang Hui dell'università di Nanchino, il prof. Stefano Trapani dell'Università di Tor Vergata Roma.



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